Beata Ludovica Alberoni: Gian Lorenzo Bernini

LA SCULTURA di GIAN LORENZO BERNINI

BEATA LUDOVICA ALBERONI

Torniamo su Gian Lorenzo Bernini introducendo la sua prossima opera ” Beata Ludovica Alberoni ” con le parole di Galileo:

“quanto più i mezzi co’ quali si imita son lontani dalle cose da imitarsi, tanto più l’imitazione è meravigliosa.”

Perché ciò che realmente conta è l’ effetto che l’immagine fa sulla retina dell’ occhio e quindi nella mente dello spettatore.

beata ludovica alberoni

Nella scultura BEATA LUDOVICA ALBERONI, che si trova a Roma in una piccola cappella nella chiesa di San Francesco a Ripa in Trastevere, Bernini allestisce l’ ultima sua meravigliosa illusione.

L’ idea è quella di fare si che la scultura possa assomigliare il più possibile alla pittura e quindi “rendere il marmo pieghevole come la cera.”

Per questo il movimento convulso del panneggio, pieghe su pieghe per rendere la visione esasperata e farla vibrare alla vista.

Ludovica è nell’ atto di morire e nel rappresentarla Gian Lorenzo Bernini le da un volto giovane, non quello di una sessantenne, poiché non c’era la volontà di rappresentare un evento storico; in più è distesa e anche in questo ribalta la tradizione, perché innalza la statua giacente sopra l’ altare, quasi a ricreare un sarcofago antico, distaccandosi dall’iconografia tradizionale dei martiri.

beata ludovica alberoniLa composizione ha in primo piano l’altare con l’aspetto di un’ urna sepolcrale, aperto al centro da una grata in bronzo dorato e sopra, in un piano arretrato, è posta la statua sul proprio letto di morte.

La luce che entra da due finestre aperte a destra e a sinistra, nascoste alla vista, colpisce la statua ed esalta la contorsione del corpo in agonia, trasportando lo spettatore in quell’attimo preciso in cui l’anima lascia il corpo e viene accolta in cielo.

Un anima di marmo che ascende al cielo in un lieve fluttuare di panneggi, di raggi obliqui, di misteriosa luce.

Buona Illusione.

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