Cantico IV. Poesia di Cecília Meireles

Cantico IV A un cuore in pezziCantico IV

Tu hai una paura:
Finire.
Non vedi che finisci ogni giorno.
Che muori nell’amore.
Nella tristezza.
Nel dubbio.
Nel desiderio.
Che ti rinnovi ogni giorno.
Nell’amore.
Nella tristezza.
Nel dubbio.
Nel desiderio.
Che sei sempre un altro.
Che sei sempre lo stesso.
Che morirai lungo immense età.
Fino a non avere (più) paura
di morire.
E allora sarai eterno.

Cecília Meireles (Rio de Janeiro, 7 Novembre 1901 – Rio de Janeiro, 9 Novembre 1964) è stata una famosa poetessa brasiliana. Orfana sin dall’infanzia, viene cresciuta ed educata dalla nonna materna, di origini portoghesi, e alla tenera età di nove anni inizia il suo percorso letterario scrivendo le sue prime poesie.

Un percorso che verrà ben presto arricchito, nel corso degli anni, di ulteriori componimenti, sonetti, libri e articoli sui problemi dell’educazione infantile, il tutto scandito da versi e frasi semplici.

Nel 1922 sposa il pittore portoghese Fernando Correia Dias, che, a causa di una forte depressione, si toglie la vita nel 1935. Dal matrimonio nascono tre figlie.

Nella sua vita ha ricoperto anche il ruolo di insegnante, viaggiatrice (e non turista), intellettuale e giornalista, una delle principali interpreti femminili della letteratura brasiliana del XX secolo.

Nei suoi componimenti poetici compare spesso il mare, così come la nostalgia, la solitudine e il silenzio, elementi fondamentali che rinviano al contesto in cui Cecília Meireles vive e cresce da sola, come orfana di padre e poi di madre.

Nelle sue manifestazioni letterarie ricorre anche “la saudade“.

In generale, si vede nella saudade il sentimento di separazione e distanza da quello che si ama e non si ha. Ma tutti gli istanti della nostra vita non vanno ad essere perdita, separazione, distanza? Il nostro presente, appena raggiunge il futuro subito lo trasforma in passato. La vita è un costante perdere. La vita è, perciò, una costante saudade.

C’è una saudade risentita. Quella che desidererebbe trattenere, fissare, possedere. C’è una saudade saggia, che lascia le cose passare, come se non passassero. Liberandole dal tempo, salvando la loro essenza di eternità. E’ l’unica maniera, del resto, di dare loro permanenza: renderle immortali nell’amore. Il vero amore è, paradossalmente, una saudade costante, senza nessun egoismo.

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