Girolama Santacroce come “Vanitas”. Opera di Pompeo Batoni

Girolama Santacroce come "Vanitas"

Girolama Santacroce come “Vanitas”

Girolama Santacroce come “Vanitas” è un dipinto (olio su tela, cm 49 x 120)  realizzato intorno al 1759 circa dal pittore lucchese Pompeo Batoni ed attualmente conservato presso il Museo di Roma, situato a Roma all’interno di Palazzo Braschi, nel rione Parione.

Pompeo Girolamo Batoni (Lucca, 25 Gennaio 1708 – Roma, 4 Febbraio 1787) è stato un celebre pittore miniaturista italiano, di origine lucchese, ma molto attivo a Roma dove, giunto appena diciannovenne, ha vissuto per un lungo periodo nella seconda metà del XVIII secolo, affermandosi principalmente come ritrattista dell’aristocrazia europea. Tra le sue opere realizzate nella città di Roma occorre citare il dipinto Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli di Gubbio, (anno 1739), per la Chiesa di San Gregorio al Celio, la pala d’altare Cristo in gloria con i santi Giuliano, Basilissa, Celso e Marcionilla, (anno 1736-1738) per la Chiesa dei Santi Celso e Giuliano, il dipinto la Caduta di Simon Mago (anno 1755) conservato all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli; il dipinto raffigurante la Sacra Famiglia (anno 1760) conservato nei Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, il dipinto raffigurante la Natività di Gesù (1740 -1750 circa) conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini e l’ovale su rame raffigurante il Sacro Cuore (anno 1767) per la Chiesa del Gesù.
Famosa è inoltre la sua accesa rivalità con il pittore tedesco Anton Raphael Mengs.

L’opera Girolama Santacroce come “Vanitas” raffigura in primo piano la duchessa Girolama Santacroce, dipinta dal pittore lucchese nel 1759 in occasione delle sue nozze con il duca Michelangelo Conti. L’atteggiamento sensuale della giovane donna si evidenzia nello sguardo e nel gesto della mano che scioglie il nastro della mantellina bianca. Candore e passionalità si integrano con una serie di figure simboliche, come la candela spenta sulla toletta, la collana di perle che la donna tiene in mano e l’altra collana poggiata sul piatto d’argento, lo specchio buio dove non vi è nessuna immagine riflessa, tutti elementi che richiamano il tema della Vanitas terrena o effimera condizione dell’esistenza umana, la caducità della vita, dei beni terreni e lo sfiorire della bellezza.

Sul lato sinistro è raffigurato un cofanetto portagioie chiuso a chiave, dal quale si desume il contenuto prezioso custodito al suo interno e rimanda alla condizione di sposa della giovane donna, sottolineando la sua purezza e la sua castità.

 

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