Giuditta e Oloferne. Opera del Caravaggio

Giuditta e Oloferne Fillide Melandroni palazzo barberiniGiuditta e Oloferne” è un dipinto (olio su tela, cm 145×195) realizzato nell’anno 1598-1599 circa dal pittore italiano Michelangelo Merisi, conosciuto come il Caravaggio, ed attualmente conservato presso le Gallerie nazionali d’arte antica, Palazzo Barberini, di Roma.

La tela, viene commissionata al Caravaggio dal banchiere genovese Ottavio Costa, e raffigura in primo piano Giuditta, la celebre eroina che uccide Oloferne, condottiero dell’esercito assiro secondo la storia scritta nell’Antico Testamento; accanto a lei è ritratta una donna anziana, forse una serva, che assiste all’azione incitando la giovane fanciulla.

La scena si presenta scenografica e drammatica allo stesso tempo: Giuditta, con il corpo in tensione decapita Oloferne impugnando una spada dalla lama arrotondata. Oloferne, con gli occhi al cielo, è rappresentato in un urlo mozzato. Dietro l’eroina biblica appare un drappo rosso che ricorda il colore del sangue. Le tre figure emergono su uno sfondo scuro illuminate da una luce che proviene dall’alto.

La modella che dona il suo volto al dipinto di “Giuditta e Oloferne” è la cortigiana Fillide Melandroni, che ritroviamo anche in altri dipinti di Caravaggio, tra cui “Ritratto di cortigiana (commissionato al Caravaggio dal banchiere Vincenzo Giustiniani, amante di Fillide e andato distrutto), “Santa Caterina d’Alessandria” (anno 1598-1599, Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid), il dipinto “Marta e Maria Maddalena” (anno 1598, Institute of Arts di Detroit, per la figura della Maddalena mentre per l’immagine di Marta il Caravaggio si avvale della cortigiana Anna Bianchini).

Per quanto concerne la figura di Oloferne, la critica artistica sembra propendere per lo stesso Caravaggio. Si configura pertanto un personale autoritratto del pittore.

Il dipinto “Giuditta e Oloferne” si contraddistingue per un realismo crudele, e, in parte ricorda l’altro celebre dipinto “Giuditta che decapita Oloferne” realizzato nel 1620 circa dalla famosa pittrice italiana Artemisia Gentileschi, ed attualmente conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

L’efferatezza della composizione si ricava anche dal fatto che Artemisia Gentileschi unitamente al padre Orazio e al Caravaggio hanno assistito l’11 Settembre del 1599 alla decapitazione di Beatrice Cenci sulla piazza di Ponte Sant’Angelo a Roma, e successivamente sia il Caravaggio che Artemisia Gentileschi, ispirati da tale evento, hanno dipinto due versioni (sotto alcuni profili simili) di “Giuditta ed Oloferne“.

 

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