La Madonna del Parto di Jacopo Sansovino

Madonna del PartoLa statua  della “Vergine col bambino” o comunemente conosciuta con il nome della “Madonna del Parto” è una scultura in marmo che si trova a Roma all’interno della Basilica di Sant’ Agostino in Campo Marzio, nel rione Sant’Eustachio, e venne realizzata tra il 1516 e il 1521 dall’architetto e scultore di origine fiorentina Jacopo Sansovino (Jacopo Tatti detto il Sansovino) a seguito di incarico della famiglia Martelli di Firenze.

La Vergine con il bambino sulle gambe è adagiata su una ampia seduta in marmo e secondo una antica leggenda romana sarebbe una statua realizzata in stile classico raffigurante l’immagine di Agrippina che tiene fra le braccia il piccolo Nerone.

Questa leggenda rimane in vigore per diverso tempo e solo a partire dall’Ottocento la statua della “Vergine col bambino” assume una certa sacralità e viene considerata la protettrice delle donne incinte e in procinto di partorire, ovvero che volevano restare incinte.

Invero, nel corso dell’Ottocento la maggior parte delle donne romane si recano presso la statua del Sansovino per pregare e manifestare la loro fede e devozione. Per tali ragioni la statua prende il nome della “Madonna del parto” così come si ricava dall’ iscrizione sulll’architrave che recita “VIRGO GLORIA TUA PARTUS” . Diventa in questo modo la statua romana più ammirata e venerata fino ai nostri giorni.

Ad aumentare la fama e la notorietà della statua della “Madonna del parto” ci pensa papa Pio VII che nel 1822 concesse l’indulgenza a chi avesse baciato il piede che sporge dall’ampio panneggio della Vergine. Ciò comportò che col passare del tempo il piede di marmo dovette essere sostituito con un piede di argento.

Infine con riguardo la popolarità della statua della “Madonna del parto” il poeta romano Giuseppe Gioachino Belli le dedica un ironico sonetto romanesco prendendo di mira la mole di gioielli e monili che si trovano sulla statua, oggetti donati dalle donne romane quale forma di gratitudine e riconoscenza ex voto.

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