Revoca della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità

revoca della sanzione sostitutiva Paternità dell'opera Esimente della verità putativa Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale Diritto di cronaca Sincronizzazione Animali da compagnia Traduzione Obbligazione naturale Modifica del programma di trattamento Format di un programma televisivo Plagio Giurisdizione Relazione investigativa Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte Detenzione del bene Discriminazione direttaLa Suprema Corte di Cassazione con la sentenza che si riporta in commento affronta la questione inerente la revoca della sanzione sostituiva del lavoro di pubblica utilità per mancata osservanza delle prescrizioni, con riguardo alla porzione di pena sostitutiva portata ad esecuzione dal condannato.

Orbene, la revoca della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, disposta per mancata osservanza delle prescrizioni, comporta, infatti, il ripristino della sola pena residua, calcolata sottraendo dalla pena complessivamente inflitta il periodo di positivo svolgimento dell’attività.

La prestazione di attività non retribuita in favore della collettività, incidendo sulla libertà personale e venendo disposta in sostituzione della pena detentiva, riveste pacificamente la qualità di sanzione penale, partecipando alla natura afflittiva propria di tale tipologia di sanzioni. Pertanto, ove si verifichi l’ipotesi della revoca della sanzione per il parziale inadempimento della prestazione, occorre tener conto, nella determinazione della pena da scontare, delle restrizioni subite dal condannato.

E del resto, ove mancasse, nella determinazione della pena da scontare, la valutazione delle prestazioni adempiute e delle restrizioni subite, si perverrebbe a un’aggiunta di carico afflittivo che, in quanto determinato da comportamenti che non costituiscono di per sé reato, si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, 13, 36 e 27 Cost.

Ne consegue che quando si addivenga alla revoca della pena sostitutiva perché l’attività è stata prestata in modo incompleto o non conforme al programma predisposto, deve essere, comunque, valutato e stabilito se e quanta restrizione della libertà personale sia stata, in concreto, già patita dal condannato al fine di operarne la corrispondente detrazione dalla pena inflitta con la sentenza di condanna.

Inoltre, va evidenziato che non essendo la pena sostitutiva de qua soggetta a una valutazione finale sull’esito risocializzante del percorso esecutivo, diversamente da quanto accade per alcune tipologie di probation, processuale o penitenziaria, contemplate dal nostro ordinamento (dalla sospensione del processo con messa alla prova per gli imputati minorenni, all’affidamento in prova al servizio sociale) e potendo, dunque, la revoca disporsi unicamente in presenza di una violazione delle prescrizioni, deve ritenersi che, in caso di revoca, quando l’attività oggetto del lavoro di pubblica utilità sia stata regolarmente svolta dal condannato, anche se per un tempo circoscritto rispetto all’intero, il giudice debba sempre considerare tale attività quale espiazione di pena equiparata alla detenzione.

Corte di Cassazione Penale Sent. Sez. 1 Num. 35396 Anno 2019

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