Profumo di donna. Film del 1974
Profumo di donna è un film drammatico/sentimentale del 1974 che con la regia di Dino Risi e la partecipazione di Vittorio Gassman, Alessandro Momo e Agostina Belli ha ottenuto due candidature al Premio Oscar del 1976 come Miglior film straniero e Migliore sceneggiatura non originale a Dino Risi e Ruggero Maccari, ha vinto 2 David di Donatello nel 1975 come Miglior regia a Dino Risi e Miglior attore protagonista a Vittorio Gassman, un Nastro d’Argento nel 1975 come Miglior attore protagonista a Vittorio Gassman, ed è stato premiato al Festival di Cannes nel 1975 per la Migliore interpretazione maschile a Vittorio Gassman.
Il film è tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Arpino del 1969.
La trama narra la storia tra il soldato di leva Giovanni Bertazzi e il capitano non vedente Fausto Consolo. Il giovane soldato accompagna il capitano in congedo in un viaggio da Torino a Napoli. Durante il percorso viene in evidenza la passione di Fausto per le donne, che riesce ad individuarne la presenza attraverso il loro profumo.
“Hai sentito? Odore di femmina!”
Quando finalmente giungono a Napoli, Fausto conosce Sara, una giovane donna molto giovane che si innamora di lui. Dopo un primo rifiuto, dovuto forse per paura a seguito della sua condizione di invalidità, alla fine Fausto cede all’amore di Sara.
“La donna sceglie l’uomo che poi la sceglierà!”
La storia è incentrata sulla percezione della diversità a seguito della condizione di non vedente di Fausto che con acuto cinismo affronta la vita nella continua ricerca di un controllo (anche visivo) al fine di colmare un senso di solitudine dell’anima.
“- Fausto: Lo sai chi sono io?
– Giovanni: No.
– Fausto: L’undici di picche.
– Giovanni: Ma non esiste.
– Fausto: Appunto. Una carta che non sta nel mazzo, buona per nessun gioco.”
Una tematica difficile che viene indagata e raccontata attraversato la miglior commedia italiana, della quale Dino Risi è uno dei maggiori esponenti.
Si osserva, sotto il profilo generale, che la specificità dei connotati invalidanti delle persone non vedenti rende ancora più ardua, rispetto alle altre invalidità, la fruizione dei benefici che l’ordinamento civile può offrire, spesso incompatibili con la indifferibilità e la pregnanza dei relativi bisogni.
