Beni Culturali: Cassazione n. 42458 del 2015

beni culturaliLa Corte di Cassazione torna ad occuparsi della tematica della tutela dei beni culturali con riferimento alla confisca obbligatoria prevista dall’art. 174 d.lgs. n. 42 del 2004, il quale punisce chiunque trasferisca all’estero cose di interesse artistico, storico, archeologico, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione.

Presunzione di proprietà pubblica sui beni culturali

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Roma, in funzione di Giudice dell’esecuzione, disponeva la confisca dei beni culturali oggetto del procedimento, nonostante lo stesso si fosse chiuso con un decreto di archiviazione per intervenuta prescrizione.

Invero, sui beni culturali vige una presunzione di proprietà pubblica con la conseguenza che essi appartengono allo Stato Italiano.

Sono fatte salve ipotesi tassative nelle quali il privato che intenda rivendicare la legittima proprietà dei beni stessi, deve fornire la relativa prova.

Nel caso di specie, sebbene il procedimento penale non si sia concluso con una sentenza di condanna, il ricorrente non ha fornito alcuna prova idonea a vincere la presunzione di proprietà statale sui beni culturali.

Sicchè una volta accertata la circostanza dell’illecita esportazione dei predetti beni, la confisca, salvo che il bene appartenga a persona estranea al reato, è obbligatoria, dovendo necessariamente essere ripristinato il patrimonio culturale italiano.

Pertanto la confisca dei beni culturali esportati illecitamente all’estero non richiede la contestuale sentenza di condanna penale nei confronti dell’autore del reato.

Funzione della confisca dei beni culturali

Logico corollario è che la confisca, nel caso di specie, non ha una funzione sanzionatoria ma è una misura recuperatoria di carattere amministrativo, con la conseguenza che l’applicazione della misura prescinde dal fatto che il procedimento penale si concluda con una affermazione di responsabilità penale.

Una diversa interpretazione della normativa nazionale entrerebbe in collisione con obblighi di tutela dei beni culturali assunti, in sede internazionale, dallo Stato Italiano con la sottoscrizione e la ratifica della Convenzione Unesco, firmata a Parigi il 14.11.1970, concernente le misure da adottare per vietare ed impedire ogni illecita importazione e/o esportazione dei beni medesimi, nonchè con la sottoscrizione della Convenzione Unidroit, Roma 24.06.1955, concernente il rientro dei beni culturali rubati o illecitamente esportati.

La prima Convenzione, estesa a 86 Stati aderenti, costituisce la forma più intransigente di tutela internazionale dei beni culturali; la seconda è alla prima complementare, riguardando il settore della restituzione dei beni culturali sottratti.

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