L’Arte attraverso il Beato Angelico

Il 18 Febbraio  1455 moriva a Roma Giovanni da Fiesole in arte il Beato Angelico. 

Beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1982, nonostante già dopo la sua morte era chiamato Beato Angelico per l’emozionante capacità artistica e per le sue doti umane ed umili. L’appellativo “Angelico” lo coniò il Vasari all’interno delle Vite.

La vita da frate domenicano lo portò a girovagare in lungo e largo su un territorio ancora in assetto formativo, tra corti nobili e povertà generate da guerre tra feudi e signorotti prepotenti.

Si era nel ‘500, secolo caratterizzato da correnti filosofiche in continua evoluzione ma anche da una cultura rinascimentale in ascesa. Toscana ed Emilia erano le terre predilette da forme di vita importanti ed acculturate.

Il Beato Angelico, cercò nelle forme e nei piani, una genesi costruttiva nuova che fosse d’impatto maggiore rispetto a quella in stile medievale dove l’arte era impantanata con opere “di gruppo”, pertanto più piccole privilegiando gli sfondi ai particolari.

L’Angelico, anche avvalendosi della concezione religiosa che poneva la persona al centro dell’Universo,  seppe dare più importanza alle figure forzandone i contrasti e le profondità maggiori rispetto alla staticità dei maestri passati (Giotto, Lorenzetti, Cimabue).

Trasformò innanzitutto la postura dei soggetti  che posavano generando un nuovo assetto all’opera sia per i pesi cromatici che per profondità, dando una svolta decisamente di forte impatto, diversa dallo stile medievale.

Importante fu la sua produzione miniaturista su tavola e su libri, riuscendo a riprodurre personaggi molto piccoli ed allo stesso tempo in perfetto stile e proporzione.

Artisticamente proficuo fù il suo biennio a Roma tra il 1446 ed il 1447 dove risiedette nel convento di S. Maria sopra Minerva.

Suoi gli affreschi nell’abside della basilica di San Pietro ed alcune opere minori in cappelle poi distrutte.

Tra le opere più note lasciate a Roma ricordiamo gli affreschi della cappella Niccolina, in onore del nuovo Papa Nicolò V eletto dopo la morte di Papa Eugenio.

L’opera si svolgeva su tre pareti in cui erano narrate le gesta dei protomartiri Stefano e Lorenzo, immortalati gli Evangelisti ed alcune figure a grandezza naturale tra le quali vi era rappresentato anche Benozzo Gozzoli, suo assistente ed allievo.

Questa ed altre opere che eseguì per il papato rafforzò di molto il rapporto di stima e fiducia che ebbe con il Papa, suo profondo estimatore.

beato angelicoPertanto fu inviato con benedizione papale ad Orvieto per lavorare, assieme ad altri collaboratori, nella Cappella di San Brizio all’interno della cattedrale dove furono eseguite due opere raffiguranti Cristo Giudice ed i Profeti.

Poco prima della sua morte fu incaricato della stima degli affreschi nel Palazzo dei Priori a Perugia assieme agli altri due pittori fiorentini più affermati: Domenico Veneziano e Filippo Lippi.

L’Adorazione dei Magi, opera a tondo, si presume sia l’ultima iniziata nell’anno della morte e mai finita.

Indubbiamente il Beato Angelico fu artista eclettico, geniale, in continua metamorfosi creativa e profondo innovatore.

 

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