
Lucrezia. Opera di Giovan Gioseffo Dal Sole. Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.
Lucrezia è un dipinto (olio su tela, cm 103×80) realizzata intorno al 1680 dal pittore bolognese Giovan Gioseffo Dal Sole, ed attualmente conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.
Giovan Gioseffo Dal Sole (Bologna, 10 dicembre 1654 – Bologna, 22 luglio 1719) è stato un celebre pittore e incisore bolognese, del periodo tardo-barocco.
Figlio del pittore paesaggista Antonio Maria Dal Sole, allievo del bolognese Francesco Albani, Giovan Gioseffo si forma presso la bottega del pittore bolognese Domenico Maria Canuti, allievo del Guercino e successivamente nella bottega del bolognese Lorenzo Pasinelli. Ne consegue la sua appartenenza alla scuola bolognese.
Tra i suoi lavori occorre citare le decorazioni del soffitto di Palazzo Bianconcini a Bologna, raffigurante Bacco e Arianna, in collaborazione con Enrico Haffner, eseguiti tra il 1680 e il 1685; il dipinto raffigurante Ercole e Onfale, databile al 1682, conservato presso la Staatliche Kunstsammlungen, Gemäldegaleri di Dresda; egli affreschi realizzati nel 1688 nel salone della musica di Palazzo Mansi a Lucca raffiguranti nella volta il Convito degli dei, sulle pareti il Giudizio di Paride, Enea che salva Anchise dall’incendio di Troia e monocromi con la Storia di Turno e Le quattro parti del mondo; gli affreschi realizzati nel 1692 della finta cupola della cappella maggiore della chiesa di Santa Maria dei poveri a Bologna, in collaborazione con Enrico Haffner; il dipinto raffigurante Santa Maria Maddalena, conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna e il dipinto raffigurante la Maddalena penitente, olio su rame databile al 1695, conservato nella Galleria Spada di Roma; la pala databile al 1700, raffigurante la Trinità con San Cassiano e San Pier Grisologo, per la chiesa del Suffragio di Imola.
Nel dipinto Lucrezia, di impostazione classica la donna è ritratta a mezza figura, ferma e immobile in posa, con il seno scoperto e gli occhi alzati al cielo prima dell’estremo gesto. Il pugnale è poggiato sul letto con la mano sopra, mentre la tunica bianca le copre le spalle e il ventre. Il viso dall’espressione languida è incorniciato da una treccia arrotolata sulla nuca.
