Articolo 2 C.p. e prescrizione del reato

articolo 2Sulla base del disposto dell’ articolo  2, quarto comma, del Codice Penale, “se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile“.

Occorre stabilire se tra le “disposizioni più favorevoli al reo“, cui si riferisce la citata norma codicistica, debbano rientrare esclusivamente quelle concernenti in senso stretto la misura della pena, ovvero vi si possano includere anche le norme che, riguardando ulteriori e diversi profili (come la riduzione dei termini di prescrizione del reato), che ineriscono al complessivo trattamento riservato al reo.

L’ articolo 2 del Codice Penale deve essere interpretato, ed è stata costantemente interpretato dalla giurisprudenza costituzionale e da quella di legittimità, nel senso che la locuzione “disposizioni più favorevoli al reo” si riferisce a tutte quelle norme che apportino modifiche in melius alla disciplina di una fattispecie criminosa, ivi comprese quelle che incidono sulla prescrizione del reato.

Una conclusione, questa, coerente con la natura sostanziale della prescrizione e con l’effetto da essa prodotto, in quanto “il decorso del tempo non si limita ad estinguere l’azione penale, ma elimina la punibilità in sé e per sé, nel senso che costituisce una causa di rinuncia totale dello Stato alla potestà punitiva“.

Tale effetto, peraltro, esprime l’ “interesse generale di non più perseguire i reati rispetto ai quali il lungo tempo decorso dopo la loro commissione abbia fatto venir meno, o notevolmente attenuato l’allarme della coscienza comune, ed altresì reso difficile, a volte, l’acquisizione del materiale probatorio”.

Pertanto, le norme sulla prescrizione dei reati, ove più favorevoli al reo, rispetto a quelle vigenti al momento della commissione del fatto, devono conformarsi, in linea generale, al principio previsto dalla citata disposizione di cui all’ articolo 2 del Codice Penale.

CORTE COSTITUZIONALE SENTENZA N. 393 ANNO 2006

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