Conoscenza della legge penale

Conoscenza Diffusione del proprio Surrogazione di Deroghe al bilanciamento delle circostanze Il reato di plagio Verbale di conciliazione giudiziale Diversa qualificazione del fatto OPG Sanzione accessoria della revoca della patente del custode Pignorabilità dei redditi da lavoro Avviso orale rafforzato Gravita della diffamazione Reddito di inclusione Abuso di ufficio Cognome del figlio Modifica dell’originaria imputazione Messa alla prova nell’ipotesi in cui si proceda per reati connessi Responsabilità civile dei magistrati Risarcimento del danno Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale Esercizio del commercio in aree di valore culturale Codice dei beni culturali Limiti al diritto di manifestare liberamente La libertà di manifestazione del pensiero La tutela dei beni culturali Prostituzione volontaria Immobili ed aree di notevole interesse pubblico Reddito di cittadinanza Diffamazione a mezzo stampa giudizio abbreviato e immediato Controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni Libertà e la segretezza della corrispondenza violenza sessuale di gruppoConoscenza della legge penale

La conoscenza della legge penale si basa sulla necessaria relazione tra soggetto e la legge penale.

La tesi, in radicale critica alla concezione normativa del diritto, contesta che l’obbedienza o la trasgressione della legge abbia attinenza con la conoscenza od ignoranza della medesima. Da ciò l’idea che nessun rilievo giuridico va dato all’ignoranza della legge penale sottolineando che, essendo l’ordinamento giuridico sorretto da una “coscienza comune” che lo legittima e costituendo, pertanto, la trasgressione della legge “episodio” particolare, incoerente e perciò ingiustificato (attuato da chi, conoscendo e contribuendo a realizzare i valori essenziali che sono alla base dello stesso ordinamento, appunto arbitrariamente ed incoerentemente si pone in contrasto con uno dei predetti valori) non può lo stesso ordinamento condizionare l’effettiva applicazione della sanzione penale alla prova della conoscenza, da parte dell’agente, per ogni illecito, del particolare precetto violato.

Senonchè, contro la prima tesi, va osservato che, supposta l’esistenza di leggi giuridiche statali, nessun dubbio può fondatamente sorgere in ordine al principio che spetta all’ordinamento dello Stato stabilire le condizioni in presenza delle quali esso entra in funzione (e, tra queste, ben può essere prevista la conoscenza della legge che si viola). Alla seconda tesi dell’ignoranza della legge penale va obiettato che, in tempi in cui le norme penali erano circoscritte a ben precisi illeciti, ridotti nel numero e, per lo più, costituenti violazione anche di norme sociali universalmente riconosciute, era dato sostenere la regolare conoscenza, da parte dei cittadini, dell’illiceità dei fatti violatori delle leggi penali; ma, oggi, tenuto conto del notevole aumento delle sanzioni penali, sarebbe quasi impossibile dimostrare che lo Stato sia effettivamente sorretto da una “coscienza comune” tutte le volte che “aggiunge” sanzioni a violazioni di particolari, spesso “imprevedibili“, valori relativi a campi, come quelli previdenziale, edilizio, fiscale ecc., che nulla hanno a che vedere con i delitti, c.d. naturali, di comune “riconoscimento” sociale.

Sul piano metodologico va osservato che non é prospettiva producente ed esaustiva quella che esamini il tema dell’ignoranza della legge penale considerando il solo “istante” nel quale il soggetto oggettivamente viola la legge penale nell’ignoranza della medesima. E indispensabile, infatti, non trascurare le “cause“, remote e prossime, della predetta ignoranza e, pertanto, estendere l’indagine al preliminare stato della relazioni tra ordinamento giuridico e soggetti ed in particolare ai rapporti tra l’ordinamento, quale soggetto attivo dei processi di socializzazione di cui all’art. 3, secondo comma, Cost. ed autore del fatto illecito. Se non si mancherà d’accennare a tale indagine, va, peraltro, sottolineato che la medesima non potrà, ovviamente, esser sufficientemente approfondita in questa sede.

Dal punto di vista storico e di diritto comparato va sottolineato che il principio dell’irrilevanza dell’ignoranza di diritto non é mai stato positivamente affermato nella sua assolutezza. Si può, anzi, affermare che la storia del principio in esame coincida con la storia delle sue eccezioni: dal diritto romano-classico, per il quale era consentito alle donne ed ai minori di 25 anni “ignorare il diritto“, attraverso i “glossa tori” ed il diritto canonico, fino alle attuali normative di diritto comparato (codici penali tedesco-occidentale, austriaco, svizzero, greco, polacco, iugoslavo, giapponese ecc.) si evidenziano tali e tante “eccezioni” all’assolutezza del principio in discussione che il codice Rocco si può sostenere sia rimasto, in materia, isolato, neppure più seguito dal codice penale portoghese.

Va, infine, ricordato che, come rilevato da recente dottrina, il principio dell’inescusabilità dell’ignoranza della legge penale, concepito nella sua assolutezza, non trova neppure convincente sistemazione dommatica.

Escluso che possa prospettarsi l’esistenza d’un “dovere autonomo di conoscenza” della legge penale (ne mancherebbe, fra l’altro, la relativa sanzione) anche le tesi della presunzione iuris et de iure e della “finzione” di conoscenza della legge penale (a parte la considerazione che le medesime, mentre ritengono essenziale al reato la coscienza dell’antigiuridicità del comportamento criminoso, “presumono“, in fatto, ciò che assumono essenziale in teoria) s’inseriscono in un contesto che parte dall’opposto principio dell’essenzialità al reato della coscienza dell’illiceità e, pertanto, della “scusabilità” dell’ignoranza della legge penale.

CORTE COSTITUZIONALE Sentenza n.364 del 1988

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *