Fontana del Babuino

Fontana del Babuino roma point of view

Fontana del Babuino

La Fontana del Babuino si trova a Roma in Via del Babuino, che prende il nome dalla omonima statua, sita a pochi passi dalla più celebre Via Margutta, nel rione Campo Marzio.

La Fontana del Babuino e la statua vengono realizzate verso la fine del Cinquecento, precisamente tra il 1571 e il 1576, su commissione e finanziamento privato del commerciante ferrarese Alessandro Grandi, alimentata dall’Acquedotto Vergine ed è destinata ad un uso in parte pubblico. La fontana viene addossata alla facciata del Palazzo Grandi e raffigura un sileno disteso su una scogliera quale ornamento di una vasca di marmo africano a forma quadrangolare che viene utilizzata quale abbeveratoio per i cavalli. Qualche anno più tardi il palazzo viene acquistato dalla famiglia Boncompagni (poi Palazzo Boncompagni Cerasi) e la fontana e la statua vengono inserite in una ampia nicchia ornata nella parte superiore da due delfini, simbolo araldico della famiglia Boncompagni a cui appartiene il del nuovo papa Gregorio XIII (al secolo Ugo Boncompagni).

La bruttezza della statua incita il popolo romano ad attribuirle il nome (in senso ironico e dispregiativo) di Babuino, ovvero una scimmia; inoltre la strada dove viene collocata la Fontana del Babuino, in origine denominata Via Paolina, a seguito della forte influenza popolare cambia il nome in Via del Babuino. Ma nel 1887, in concomitanza ad una serie di lavori sulla rete idrica, la fontana viene smembrata con la statua del sileno collocata nel cortile del Palazzo Boncompagni Cerasi mentre la vasca in marmo africano viene spostato in Via Flaminia, e la nicchia che conteneva la fontana viene trasformata nel portale d’ingresso di un palazzo (tutt’ora sito al civico 49). Soltanto nel 1957, per volere del popolo romano, la Fontana del Babuino viene assemblata (il sileno e la vasca quadrangolare) e risistemata nell’omonima Via del Babuino.

La Fontana del Babuino appartiene al gruppo delle c.d. “statue parlanti” unitamente a Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia e l’ Abate Luigi che in passato costituivano il “Congresso degli arguti” e dove i romani lasciavano messaggi anonimi dal contenuto satirico contro il potere pubblico, le cd. “pasquinate” o “babuinate“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *