La vita possibile. Film del 2016

La vita possibile Ariaferma Adulterio all'italiana Matrimonio all'italiana Ritratto della giovane in fiamme La vita segreta delle api Sbatti il mostro in prima pagina Straziami ma di baci saziami La Bambolona Ti ho sposato per allegria Aimée & Jaguar Un viaggio chiamato amore Il matrimonio di Lorna ordine delle cose Due giorni Norma RaeLa vita possibile è un film drammatico che esce nelle sale cinematografiche nel 2016 e che sotto la regia di Ivano De Matteo e la partecipazione di Margherita Buy e Valeria Golino, ha ricevuto una candidatura al David di Donatello 2017 per la Migliore attrice non protagonista a Valeria Golino.

La vita possibile racconta una storia di crisi familiare, di disgregazione e di riscatto personale. Anna (alias Margherita Buy) lascia il marito violento e scappa da Roma insieme al figlio tredicenne Valerio per rifugiarsi a Torino, ospite della sua amica Carla (alias Valeria Golino), attrice di teatro. Tale evento diventa fortemente traumatico per il minore Valerio, costretto ad abbandonare la sua precedente vita, lontano dai suoi amici e anche dal padre. Quest’ultimo trova, quali nuovi punti di riferimento, una prostituta dell’est Europa e un ex calciatore e, forse, ex carcerato, ora proprietario di una trattoria. E così madre e figlio riemergono in una nuova vita, e creano, al contempo, una nuova famiglia diversa da quella precedente, e dove non sussiste la figura tradizionale del padre, che in passato si intendeva rigidamente garantire.

Proprio la figura del marito maltrattante e il concetto giuridico di patria potestà (quale potere genitoriale sul minore) sono i filoni portanti del film, sebbene intesi in una accezione negativa, e sotto altro profilo, completamente assenti dal tessuto narrativo.

Il personaggio del minore Valerio è quello che collega i vari tasselli della pellicola in una evoluzione spirituale e in una crescita personale, in costante equilibrio tra passato e futuro.

In altri termini, dal più antico concetto di “patria potestà“, intesa come espressione di un diritto soggettivo del paterfamilias, la nozione si è andata sempre più spostando verso quella di “potere” in senso stretto: vale a dire di potestà preposta alla tutela di un interesse alieno, che è poi quello del minore. Ciò comporta che, da una parte, si siano accresciuti i limiti al potere discrezionale dei genitori e, dall’altra, che questo si vada progressivamente riducendo in rapporto al progressivo accrescersi dell’autonomia e del peso della volontà minorile.

Per tal modo, l’interesse del figlio sarebbe entrato nel cuore dell’oggetto della tutela. Il che si adeguerebbe a tutto quel complesso di norme che, dopo il 1975, avrebbero introdotto all’interno della famiglia sempre maggiori spazi di pariteticità nei confronti dei vari membri, anche se minorenni, purché almeno abbiano raggiunto un’età ormai vicina alla completa maturazione (ultraquattordicenni, ultrasedicenni): e ciò tanto più in considerazione del livello di sviluppo della società e dei processi biologici di reale accelerazione della maturazione psichica umana. (Corte Cost. sentenza n. 957/1988)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *