Wisława Szymborska

Wisława Szymborska, all’anagrafe Maria Wisława Anna Szymborska (Kórnik, 2 Luglio 1923 – Cracovia, 1º Febbraio 2012) è stata una famosa e rinomata poetessa polacca, insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 1996 con la motivazione «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà».

Le sue opere sono dettagliati racconti intrisi di emozioni, incentrati sulla natura e sull’amore tra gli individui, attraverso l’uso del verso libero e di un linguaggio semplice e ironico, che nasce da una diretta osservazione della realtà, nei più piccoli e banali particolari, e da una profonda introspezione personale.

La sua prima raccolta di poesie, “Per questo viviamo“, è pubblicata nel 1952; segue “Domande poste a me stessa“, nel 1954 (verso l’allontanamento dall’ideologia socialista); “Appello allo Yeti”, nel 1957; “Sale“, nel 1962; “Uno spasso“, nel 1967; “Ogni caso“, nel 1972,”La fine e l’inizio“, nel 1993 e “Vista con granello di sabbia“, nel 1996.

Wisława Szymborska

Incontro d’amore ( 2020 – acrilici a spatola su plexiglass, cm 50×50)

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

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