Chiesa di San Pancrazio a Isola Farnese
La Chiesa di San Pancrazio si trova a Roma, nella zona Isola Farnese, nel Municipio Roma XV.
La Chiesa di San Pancrazio risale al XV secolo, edificata dalla famiglia Orsini, proprietaria del castello dell’Isola Farnese, sul luogo di un edificio più antico.
La chiesa è dedicata a San Pancrazio martire (Sinnada, 289 ca.; Roma, 12 maggio 304). Viene martirizzato tramite decapitazione a Roma il 12 maggio 304 sulla via Aurelia, all’età di quattordici anni, sotto l’impero di Diocleziano.
La facciata esterna presenta un ampio portale costruito con marmi di epoca romana, sovrastato da un rosone circolare con decorazione a vetro policromo.
Nell’angolo esterno della chiesa, nella parte bassa, è murato un cippo di marmo, di epoca romana. Su una parte è scolpita una epigrafe e sull’altra parte è scolpito un vaso per uso sacrificale.
L’interno è a tre navate separate da arcate e abside nella navata centrale, più alta delle navate laterali, e coperta da una capriata lignea.
Sono presenti una serie di affreschi, databili per la maggior parte tra il XV e il XVII secolo.
A destra del portone centrale è presente un affresco di scuola romana del XVI secolo raffigurante la Natività e l’Adorazione dei magi.
In basso si trova una acquasantiera costituita da due capitelli di epoca romana, tra i quali è inserito un marmo paleocristiano, dove sono scolpiti due colombi che bevono ad una sorgente.
La prima cappella della navata di destra contiene il Battistero: il fonte battesimale del XVI secolo nel quale è incastonato lo stemma dei Farnese, poggia su una colonna che termina in una base ottagonale. Nelle pareti laterali si trovano gli affreschi di due angeli. Nella parte superiore della cappella si trovano tre affreschi raffiguranti Sant’Andrea Apostolo, Gesù Benedicente e Sant’Antonio da Padova, attribuiti al pittore (probabilmente bolognese) Antonio Maria Panico.
Nella seconda cappella della navata destra si trova la cappella contenente il Crocifisso ligneo della scuola toscana del XV secolo. Ai lati si trovano due affreschi raffiguranti San Sebastiano soccorso e curato dalle pie donne, sulla destra, mentre sulla sinistra il Martirio di San Sebastiano, e sullo sfondo sono raffigurati il Colosseo e il Palatino. Sulla sommità dell’arco della cappella si trova lo stemma fella famiglia dei Farnese.
La navata destra termina con un altare che conserva il dipinto raffigurante la Madonna del Rosario con il Bambino tra San Domenico e Santa Caterina da Siena, databile al 1639, attribuita alla scuola di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino.
A sinistra del portone centrale è presente un affresco raffigurante la Vergine con il Bambino ed i Santi Giovanni Evangelista e Antonio Abate.
Seguono, sempre sulla parete sinistra, affreschi raffiguranti San Bartolomeo Apostolo, San Giuliano nell’atto di uccidere i suoceri e, in alto, Dio che caccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre.

Affreschi raffiguranti San Bartolomeo Apostolo, San Giuliano nell’atto di uccidere i suoceri e, in alto, Dio che caccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre.
Lungo la navata sinistra si trova l’altare con il dipinto (databile alla fine del XVII e inizi del XVIII secolo) raffigurante Sant’Antonio Abate.
La navata sinistra termina con la Cappella di San Pancrazio dove si conserva il dipinto raffigurante San Pancrazio martire, opera del Pomarancio, databile tra il XVI e XVII secolo, mentre sullo sfondo si intravede la campagna romano con il castello dei Farnese.
Lungo la navata centrale, sul secondo pilastro del lato destro, si trova un antico affresco raffigurante la Vergine che allatta il Bambino, opera di un pittore manierista, con molta probabilità della scuola del Sodoma, del XVI secolo.
Nell’abside è contenuto in grande affresco cinquecentesco, suddiviso in due parti.
Nella parte bassa è raffigurata la scena della Morte della Vergine tra i dodici apostoli;
mentre nella parte alta l’Incoronazione della Vergine;
nell’arco absidale cinque medaglioni raffigurano i Quattro Evangelisti e l’Agnello. Sopra l’arco si trova un altro affresco raffigurante l’Annunciazione.
























