Decreto Penale di condanna e messa alla prova

decretoLa Suprema Corte di Cassazione con la sentenza che si riporta in commento si sofferma sull’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, formulata in via principale con l’opposizione a decreto penale di condanna, ai sensi dell’art. 464-bis, comma 2, ultimo periodo,C.p.P.

L’innovazione di cui alla Legge n. 67 del 2014 costituisce una probation giudiziale nella fase istruttoria assimilabile al modello adottato nel procedimento minorile. Il nuovo istituto è caratterizzato da un doppio profilo, sostanziale e processuale: da un lato, esso costituisce una causa di estinzione del reato, collocata nel Capo I del Titolo VI del Codice Penale, subito dopo la disciplina della sospensione condizionale della pena; dall’altro, costituisce un’ipotesi di definizione alternativa della vicenda processuale, inserita nell’apposito Titolo V bis del Libro VI (Procedimenti speciali) del codice di rito.

Quanto alla disciplina processuale l’art. 464-bis C.p.P., individua espressamente il termine finale della richiesta, con diversificazioni legate ai differenti moduli procedurali, così come accade per i procedimenti speciali tipici:  le conclusioni formulate dalle parti, a norma degli artt. 421 e 422 C.p.P., al termine dell’udienza preliminare, nel procedimento ordinario; la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento a citazione diretta; quindici giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato all’imputato o dalla comunicazione del relativo avviso al difensore, nei casi di giudizio immediato; il medesimo termine previsto dall’art. 461 C.p.P., per l’opposizione nei procedimenti per decreto.

L’art. 464-ter C.p.P. prevede, poi, che la richiesta possa essere presentata anche nel corso delle indagini preliminari, mentre il successivo articolo 464-quater C.p.P. individua i criteri della decisione giudiziale sull’ammissione: a) l’insussistenza delle ragioni che, a norma dell’art. 129 C.p.P., impongono l’immediato proscioglimento; b) l’idoneità del programma di trattamento e la prognosi di risocializzazione, che viene assunta dal giudice nel corso della stessa udienza oppure in apposita udienza in camera di consiglio fissata secondo le modalità di cui all’art. 127 C.p.P.

I successivi articoli del codice di rito disciplinano l’esecuzione dell’ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla prova, l’acquisizione di prove durante la sospensione del procedimento (“con le modalità stabilite per il dibattimento”), gli esiti della messa alla prova (l’estinzione del reato, che costituisce l’epilogo naturale della probation; la ripresa del processo, in caso di esito negativo della probation stessa) e la revoca dell’ordinanza di sospensione.

L’espressione adoperata dall’art. 464-septíes, comma 2, C.p.P. (“in caso di esito negativo della prova, il giudice dispone con ordinanza che il processo riprenda il suo corso”) e dall’art. 464-octies, comma 4,C.p.P. (“quando l’ordinanza di revoca è divenuta definitiva il procedimento riprende il suo corso dal momento in cui era rimasto sospeso e cessa l’esecuzione delle prescrizioni e degli obblighi imposti”) legittima l’interpretazione che il corso del processo dovrà riprendere dal momento in cui si è verificata l’interruzione e cioè gli incombenti conclusivi delle indagini preliminari, nel caso previsto dall’art. 464- ter; l’udienza preliminare, nell’ipotesi in cui la richiesta sia stata presentata in quella fase del procedimento ordinario; la dichiarazione di apertura del dibattimento, nell’ipotesi di richiesta presentata nel giudizio direttissimo e nel procedimento per citazione diretta o nel caso di sospensione “recuperata” a seguito di primitivo rigetto o del dissenso del Pubblico Ministero, ai sensi degli artt. 464-ter, comma 4, e 464-quater, comma 9, C.p.P.; la costituzione  delle parti nel dibattimento nel caso di richiesta presentata dopo l’emissione di giudizio immediato.

Per quanto riguarda il procedimento per decreto, posto che l’art. 464-bis, comma 2, ultima parte, C.p.P., prevede che la richiesta è presentata con l’atto di opposizione, il corso del processo dovrà riprendere dall’emissione da parte del G.I.P. del decreto di giudizio immediato, salvo che siano state presentate altre richieste subordinate e queste siano ancora da valutare.

E ciò in applicazione del principio di diritto fissato per i casi analoghi, secondo cui “in tema di procedimento per decreto, nell’ipotesi in cui, a seguito di opposizione, l’opponente non chieda il giudizio abbreviato o il patteggiamento, oppure manchi per quest’ultimo il consenso del P.M., oppure sia rigettata la richiesta di applicazione della pena, perché non ritenuta congrua dal giudice, questi deve procedere al giudizio immediato che costituisce l’esito necessario dell’opposizione quando difettino presupposti per l’accesso agli altri riti”.

Da quanto sopra esposto emerge che il sistema individua per l’accesso alla sospensione del procedimento con messa alla prova, sedi, limiti temporali e scansioni analoghi a quelli previsti per l’accesso al giudizio abbreviato o al patteggiamento, tanto che il giudice chiamato a decidere sulla richiesta formulata dall’imputato non può che essere, anche per tale procedimento speciale, il giudice che, in ciascuna delle sedi individuate, “procede”.
Sicché, nel caso in cui detta richiesta sia stata presentata con l’atto di opposizione a decreto penale di condanna, tale giudice va individuato nel Giudice per le indagini preliminari, che avendo la disponibilità del fascicolo è da considerare il giudice che (ancora) procede.

Corte di Cassazione Penale Sent. Sez. 1 Num. 30721 Anno 2017

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