Mancato versamento dei tributi erariali e dei contributi previdenziali
Il mancato versamento dei tributi erariali e dei contributi previdenziali rientra nella bancarotta fraudolenta da operazioni dolose?
La decisione si pone quindi in linea con la consolidata giurisprudenza della Corte, (da ultimo Sez. 5, Sentenza n. 24692 del 17/06/2025, Rv. 288351 – 01) che ha ribadito che “In tema di bancarotta fraudolenta da operazioni dolose, ai fini dell’integrazione dell’elemento psicologico è necessario che l’agente abbia agito nella consapevolezza e volontà della complessa azione arrecante pregiudizio patrimoniale nei suoi elementi naturalistici e nel suo contrasto con i doveri connessi alla carica e che sussista la prevedibilità in concreto del dissesto quale effetto dell’azione antidoverosa, non essendo invece necessarie la rappresentazione e la volontà dell’evento fallimentare“.
Nella giurisprudenza di legittimità è principio consolidato quello per cui, ai fini della configurabilità della bancarotta impropria da operazioni dolose, non è richiesto il dolo specifico diretto alla causazione del fallimento, ma solo il dolo generico, ossia la coscienza e volontà delle singole operazioni e la prevedibilità del dissesto come conseguenza della condotta antidoverosa (Sez. 5, n. 16111 del 08/02/2024, Rv. 286349-01, relativa al sistematico e protratto inadempimento delle obbligazioni fiscali e previdenziali frutto di una consapevole scelta gestionale). Si è infatti più volte affermato il ragionevole principio per cui il protratto, esteso e sistematico inadempimento delle obbligazioni contributive, fiscali e previdenziali, aumentando ingiustificatamente l’esposizione nei confronti degli enti previdenziali, frutto di una consapevole scelta gestionale da parte degli amministratori della società, da cui consegue il prevedibile aumento della sua esposizione debitoria nei confronti dell’erario e degli enti previdenziali, rende prevedibile il conseguente dissesto della società (Sez. 5, n. 47621 del 25/09/2014, Rv. 261684; Sez. 5, n. 15281 del 08/11/2016, dep. 2017, Rv. 270046; Sez. 5, n. 29586 del 15/05/2014, Rv. 260492; Sez. 5, n. 35093 del 04/06/2014, Rv. 261446; Sez. 5 n. 12426 del 29/11/2013, dep. 2014, Rv. 259997; Sez. 5, n. 17355 del 12/03/2015, Rv. 264080).
Ciò rileva anche con riguardo all’elemento soggettivo. Sul punto, la giurisprudenza della Corte ha affermato che, in tema di bancarotta fraudolenta, le operazioni dolose attengono alla commissione di abusi di gestione o di infedeltà ai doveri imposti dalla legge all’organo amministrativo nell’esercizio della carica ricoperta, ovvero ad atti intrinsecamente pericolosi per la “salute” economico-finanziaria dell’impresa e postulano una modalità di pregiudizio patrimoniale discendente non già direttamente dall’azione dannosa del soggetto attivo (distrazione, dissipazione, occultamento, distruzione), bensì da un fatto di maggiore complessità strutturale riscontrabile in qualsiasi iniziativa societaria implicante un procedimento o, comunque, una pluralità di atti coordinati all’esito divisato (Sez. 5, Sent. n. 47621 del 25/09/2014, Rv. 261684), che, aumentando ingiustificatamente l’esposizione nei confronti dell’erario, rendeva prevedibile il conseguente dissesto della società.
Così definite le operazioni dolose, ben vi rientra il mancato versamento dei tributi erariali e dei contributi previdenziali con carattere di sistematicità (Sez. 5, Sent. n. 15281 del 08/11/2016, Rv. 270046; Sez. 5, Sent. n. 29586 del 15/05/2014, Rv. 260492; Sez. 5, Sent. n. 17355 del 12/03/2015, Rv. 264080).
Corte di Cassazione Penale Sez. 5 sentenza n. 19398 del 2026
