Stella cadente. Poesia di Margherita Guidacci

Stella cadente Di sera Molta follia Io sono Nessuno!Stella cadente

Alcuni desideri si adempiranno
altri saranno respinti. Ma io
sarò passata splendendo
per un attimo. Anche se nessuno
mi avesse guardata
risulterebbe ugualmente giustificato –
per quel lucente attimo – il mio esistere.

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate – segnate e misurate
senza stancarvi.
Sfilate spilli di tra le labbra, come un sarto:
me li appuntate sull’anima
e dite: “Qui faremo un bell’orlo.
Dopo starai tanto meglio.”
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima !
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.
Sono una poetessa:
una farfalla, un essere
delicato, con le ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica”

Poiché non mi veniva nessuna parola
(la parola era “addio”, ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,
e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d’attesa delle future estati.

Margherita Guidacci (Firenze, 25 Aprile 1921 – Roma, 19 Giugno 1992) è stata una famosa poetessa fiorentina, colta e schiva, viene considerata una delle più importanti e rinomate autrici del secondo Novecento italiano.

Margherita Guidacci nasce a Firenze nel 1921 ma sin dalla tenera età rimane orfana di entrambi i genitori. La sua infanzia la trascorre tra la città di Firenze e Scarperia, sita nella campagna fiorentina insieme al cugino, Nicola Lisi, successivamente affermato poeta italiano.

Si laurea all’ Università di Firenze in letteratura italiana, discutendo una tesi su Giuseppe Ungaretti. Successivamente trascorre un periodo nel Regno Unito dove studia anche la lingua inglese e la letteratura inglese che le consente di intraprendere lavori come traduttrice delle opere di John Donne e le poesie di Emily Dickinson.

Nel 1945 inizia la sua carriera di insegnamento che ben presto la porta ad avere una cattedra universitaria. Certamente al sua principale vocazione rimane la poesia e nel 1946 pubblica i suoi primi versi ”La Sabbia e l’Angelo” composti nel 1935, a cui fa seguito nel 1954 l’opera poetica “Morte del ricco“, un esordio che viene accolto con grande fervore dalla critica.

La sua lirica è imperniata da una soave musicalità ed è, al contempo, caratterizzata da una nitida espressività ricca di simboli e allegorie. Tutto questo si riscontra nelle raccolte successive “Paglia e polvere” del 1961, “Il vuoto e le forme” del 1977 e “L’altare di Isenheim” del 1980. I suoi versi risuonano di una delicata spiritualità. Le composizioni poetiche rispecchiano in parte l’indole solitaria e la personalità riservata e contenuta di Margherita Guidacci.

Negli anni produrrà una ventina di raccolte poetiche della quale solo “Anelli del tempo“, vedrà la pubblicazione nel 1993, dopo la sua morte.

Nel 1990 Margherita Guidacci vince il Premio Dessì e nel 1976 il Premio Scanno.

Margherita Guidacci muore a Roma nel 1992.

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