Fin ch’io viva e più in là
Ella mi disse: “Tu non ridi mai;
Imprecan sempre i versi tuoi mordaci.
Tu il cantico non sai
Ove il gaudio folleggia e vibra al sole
La musica dei baci.
Tu non conosci la canzon febèa
Che ignuda erompe dal pagano ammanto
Come un’antica dea,
E in alto vola, nuvole spargendo
Di glicine e d’acanto.„
Ella mi disse ancora: “Ove sei nata,
Poetessa fatal del malaugurio?…
Quale perversa fata
Ti stregò ne la culla?…„ — A lei risposi
“Io nacqui in un tugurio.
Io sbocciai da la melma. — Ed attraverso
Al trionfo del sole ed ai ferventi
Inni de l’universo,
A me giunge da presso e da lontano
Un’eco di lamenti.
A me goccia sul cuore in accanita
Pioggia vermiglia il sangue degli eletti
Che gettaron la vita
Ove crollante libertà chiedea
Baluardo di petti.
Dalle case operaie ove si pigia
Una folla agitata e turbolenta,
Una pleiade grigia
Che al pan che le guadagna la fatica
Famelica s’avventa;
Da le fabbriche scure ove sbuffando
Vanno, mostri d’acciaio, le motrici,
E l’acre aër filtrando
Pei pori, il roseo sangue intisichito
Rode a le tessitrici;
Da l’umide risaie attossicate,
Dai campi e da le sterili radure.
Da le case murate
Ove in nome di Dio s’immolan tante
Inerti creature,
A me giunge, a me giunge il pianto alterno
Che mi persegue e che cessar non vuole,
Lugùbre, sempiterno.
Vipistrello che al buio sbatte l’ali,
Nube che offusca il sole!
Fuggon dinanzi a me gioia e bellezza,
Fugge la luce a novo dì ridesta,
La temeraria ebbrezza
Fugge d’amore e l’estasi del bacio….
Solo il dolor mi resta!…
Ma è dolor che non cede e non s’inclina,
E il dolor che pugnando a Dio s’innalza;
È la virtù divina
Che Promèteo sostenne incatenato
Su la selvaggia balza
E tetro vola il canto mio sonante
Sopra l’intenta folla impallidita,
Come cala gigante
Su la ghiacciaia ove s’indura il gelo
Un’aquila ferita.„
Ada Negri (Lodi, 3 Febbraio 1870 – Milano, 11 Gennaio 1945) è stata una famosa poetessa e donna di lettere italiana, prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia, ma soprattutto una delle poche donne che, nonostante la bassa estrazione sociale di provenienza, con talento ed eccezionali capacità intellettuali, riesce ad emergere nel panorama culturale italiano.
Solo con la raccolta d’esordio di poesie Fatalità pubblicata nel 1892 riesce ad ottenere una serie di apprezzamenti fino ad arrivare al successo e alla notorietà e, in conseguenza di ciò, con decreto del ministro Zanardelli, le viene conferito il titolo di docente per chiara fama presso l’Istituto Superiore “Gaetana Agnesi” di Milano. Due anni dopo esce la sua seconda raccolta di poesie, “Tempeste”.
La raccolta di poesie Fatalità comprende 61 poesie oltre ad una Prefazione.
In particolare fanno parte le seguenti liriche:
Prefazione
Fatalità
Senza nome
Non mi turbar…
Va l’onda…
Birichino di strada
Son gelosa di te!…
Storia breve
Autopsia
Nevicata
Nebbie
Notte
Fin ch’io viva e più in là
Sulla breccia
Buon dì, Miseria
Vegliardo
Il canto della zappa
I vinti
Mano nell’ingranaggio
La macchina romba
Popolana
Fior di plebe
Bacio pagano
Cavallo arabo
Te solo
Sinite parvulos
Nenia materna
Nell’uragano
Luce
Portami via!
Pur vi rivedo ancor…
Strana
Perchè?
Sfida
Salvete
Pietà!…
Va
No
Canto d’aprile
Madre operaia
Non posso
Fantasmi
Viaggio notturno
Anima
Afa
Tu vuoi saper?…
Vieni ai campi…
Fra i boschi cedui
Cascata
Mistica
Hai lavorato?
A Marie Bashkirtseff
In alto
Sola
Spes
Vedova
Rosa appassita
Deforme
Voce di tenebra
Marchio in fronte
Vaticinio
Largo!
