Barche sulla Marna
Felicità del sùghero abbandonato
alla corrente
che stempra attorno i ponti rovesciati
e il plenilunio pallido nel sole:
barche sul fiume, agili nell’estate
e un murmure stagnante di città.
Segui coi remi il prato se il cacciatore
di farfalle vi giunge con la sua rete,
l’alberaia sul muro dove il sangue
del drago si ripete nel cinabro.
Voci sul fiume, scoppi dalle rive,
o ritmico scandire di piroghe
nel vespero che cola
tra le chiome dei noci, ma dov’è
la lenta processione di stagioni
che fu un’alba infinita e senza strade,
dov’è la lunga attesa e qual è il nome
del vuoto che ci invade.
Il sogno è questo: un vasto,
interminato giorno che rifonde
tra gli argini, quasi immobile, il suo bagliore
e ad ogni svolta il buon lavoro dell’uomo,
il domani velato che non fa orrore.
E altro ancora era il sogno, ma il suo riflesso
fermo sull’acqua in fuga, sotto il nido
del pendolino, aereo e inaccessibile,
era silenzio altissimo nel grido
concorde del meriggio ed un mattino
più lungo era la sera, il gran fermento
era grande riposo.
Qui… il colore
che resiste è del topo che ha saltato
tra i giunchi o col suo spruzzo di metallo
velenoso, lo storno che sparisce
tra i fumi della riva.
Un altro giorno,
ripeti – o che ripeti? E dove porta
questa bocca che brùlica in un getto
solo?
La sera è questa. Ora possiamo
scendere fino a che s’accenda l’Orsa.
(Barche sulla Marna, domenicali, in corsa
nel dì della tua festa).
Eugenio Montale (Genova, 12 Ottobre 1896 – Milano, 12 Settembre 1981) è stato un celebre e rinomato scrittore, filosofo, critico letterario e musicale, annoverato tra le personalità letteraria italiane più importanti del XX secolo.
Tra le sue opere più importanti occorre citare le raccolte poetiche “Ossi di seppia” pubblicata nel 1925, “Le occasioni” pubblicata nel 1939, “Xenia” pubblicata nel 1966, “Satura” pubblicata nel 1971, “Il Diario del ’71 e del ’72” pubblicato nel 1973.
Le occasioni comprende cinquanta poesie, cui se ne aggiunsero altre quattro nella seconda edizione del 1940, divise in quattro sezioni, numerate progressivamente I, II Mottetti, III, IV, oltre ad una poesia introduttiva, Il balcone.
La dedica iniziale “a I.B.” è riferita a Irma Brandeis, suo grande amore e musa ispiratrice, che compare nell’opera con il soprannome di Clizia.
In particolare fanno parte le seguenti liriche:
I
Vecchi versi
Buffalo
Keepsake
Lindau
Bagni di Lucca
Cave d’autunno
Altro effetto di luna
Verso Vienna
Carnevale di Gerti
Verso Capua
A Liuba che parte
Bibe a Ponte all’Asse
Dora Markus
I. Fu dove il ponte di legno
II. Ormai nella tua Carinzia
Alla maniera di Filippo De Pisis nell’inviargli questo libro
Nel Parco di Caserta
Accelerato
II. Mottetti
Lo sai: debbo riperderti e non posso
Molti anni, e uno più duro sopra il lago
Brina sui vetri; uniti
Lontano, ero con te quando tuo padre
Addii, fischi nel buio, cenni, tosse
La speranza di pure rivederti
Il saliscendi bianco e nero dei…
Ecco il segno; s’innerva
Il ramarro, se scocca
Perché tardi? Nel pino lo scoiattolo
L’anima che dispensa
Ti libero la fronte dai ghiaccioli
La gondola che scivola in un forte
Infuria sale o grandine? Fa strage
Al primo chiaro, quando
Il fiore che ripete
La rana, prima a ritentar la corda
Non recidere, forbice, quel volto
La canna che dispiuma
…ma così sia. Un suono di cornetta
III. I Tempi di Bellosguardo
Oh come là nella corusca
Derelitte sul poggio
Il rumore degli émbrici distrutti…
IV
La casa dei doganieri
Bassa marea
Stanze
Sotto la pioggia
Punta del mesco
Costa San Giorgio
L’estate
Eastbourne
Corrispondenze
Barche sulla Marna
Elegia di Pico Farnese
Nuove stanze
Il ritorno
Palio
Notizie dall’Amiata
I. Il fuoco d’artifizio del maltempo…
II. E tu seguissi le fragili architetture…
III. Questa rissa cristiana che non ha…
