Causa di giustificazione nei reati commessi a mezzo stampa

causa di giustificazioneIl diritto di cronaca, aspetto essenziale del più ampio diritto di libertà di manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione, secondo i principi dettati dalla giurisprudenza di legittimità, in relazione al delitto di diffamazione a mezzo stampa, si atteggia a causa di giustificazione quando viene esercitato nei limiti della verità del fatto narrato, dell’interesse pubblico della sua conoscenza (pertinenza), e della correttezza (continenza), con cui il fatto viene riferito.

Inoltre, per l’operatività della causa di giustificazione di cui all’art. 51 C.p., anche in termini di putatività, occorre che l’esercizio di tale diritto, sia stato corrispondente alla verità obiettiva dei fatti riferiti, con particolare riferimento alla fonte e all’attualità del riferimento storico e tale verità non abbia subito immutazioni, alterazioni o modificazioni dei dati che ne costituiscono la sostanza, in maniera tale da rappresentarli come sostanzialmente diversi.

Quindi, per non incorrere in deformazioni sostanziali della notizia e per evitare che assumano una valenza lesiva della reputazione della persona alla quale sono rivolti, l’autore non deve introdurre elementi aggiuntivi e deve esaminare, verificare e controllare, in termini di adeguata serietà professionale, la consistenza della relativa fonte di informazione.

Pertanto, ai fini dell’applicabilità della causa di giustificazione del diritto di cronaca, sussiste sempre la necessità che vi sia correlazione tra narrato e accaduto, nella sua obiettiva realtà e, quindi, un assoluto rispetto della verità di quanto riferito, mentre privi di rilievo risultano eventuali valori sostitutivi di essa e, cioè il richiamo alla veridicità o verosimiglianza dei fatti narrati.

Inoltre, anche le notizie che si assume di avere acquisite da altre fonti informative, debbono essere sottoposte ad un puntuale controllo, non derivando la loro attendibilità da un supposto credito reciproco.

Infatti, nei confronti di tali accadimenti, il giornalista si pone come semplice intermediario tra il fatto e l’opinione pubblica: da un lato il diritto – dovere del giornalista di informare e, dall’altro, il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati.

Corte di Cassazione Sezione V Penale, 30 Novembre 2005.

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