Coronazione di spine. Opera di Domenico Tintoretto

Coronazione di spineLa Coronazione di spine è un dipinto (olio su tela, cm 186×117) realizzato intorno al 1590 dal pittore veneziano Domenico Tintoretto, figlio del più celebre pittore Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto. L’opera è attualmente conservata nei Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, di Roma.

Domenico Robusti detto Domenico Tintoretto (Venezia, 1560 – Venezia, 17 Maggio 1635) è stato un pittore veneziano, figlio ed erede artistico del più celebre e rinomato pittore Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto. Formatosi presso la bottega del padre Jacopo, il giovane Domenico lo affianca soprattutto negli ultimi anni di vita del genitore, e si specializza nella ritrattistica, ma non riesce ad acquisire interamente quella genialità e quel talento paterno.

Alla morte del Tintoretto avvenuta nel 1594, il giovane Domenico porta avanti la bottega paterna, ma non riesce ad ottenere le stessa fama e la stessa notorietà del genitore.

La tela Coronazione di spine (o Incoronazione di spine) viene dipinta dal pittore veneziano intorno al 1590, unitamente alla Flagellazione, esposta nella stessa sala della Pinacoteca Capitolina. L’opera raffigura l’episodio della vita di Gesù narrato nei Vangeli ovvero il momento in cui i soldati poggiano sul capo di Cristo la corona di spine, mentre lo scherniscono e lo percuotono con i bastoni:

E lo vestirono di porpora; e intrecciata una corona di spine, gliela misero intorno al capo, e cominciarono a salutarlo: Salve, Re de’ Giudei!  E gli percotevano il capo con una canna, e gli sputavano addosso, e postisi inginocchioni, si prostravano dinanzi a lui. (Marco 15,17-19)

In basso sono raffigurati due soldati inginocchiati a terra che deridono il Cristo.

La scena si svolge in diagonale con la posa del Cristo da sinistra verso destra così come le linee dei bastoni con cui i soldati colpiscono il suo corpo inerme. Le tonalità cromatiche sono ridotte quasi ad un monocromo di colori caldi con sapienti effetti chiaroscurali, in particolare con la luce che dall’alto di un lampadario si riflette sul corpo muscoloso del Cristo, lasciando lo sfondo scuro e indefinito.

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