Identità di Indole e estinzione del reato

identità di indoleSecondo l’ orientamento giurisprudenziale consolidato la c.d. identità di indole rappresenta l’insorgenza di una causa ostativa all’estinzione del reato.

Invero a norma dell’art. 445, comma 2 C.p.P. “il reato è estinto ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole”.

Se ne deduce che la identità di indole opera, con riferimento ai delitti,  indipendentemente se questi commessi nel quinquennio siano o meno della stessa indole, con la conseguenza che l’ulteriore delitto è sempre causa di revoca, quale che sia la sua natura.

Sul punto, si ritiene utile richiamare il seguente principio di diritto della giurisprudenza di legittimità  che occorre ribadire:

“La disposizione di cui al comma secondo dell’art. 445 C.p.P., secondo la quale il reato è estinto se, nei termini ivi indicati, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole”, va intesa nel senso che il requisito della “identità di indole, che deve caratterizzare l’ulteriore reato perché possa operare la preclusione all’estinzione del primo, è riferito esclusivamente alle contravvenzioni e non anche ai delitti.

Ne consegue che ai fini dell’estinzione del reato come disposto dall’art. 445, comma 2, C.p.P., l’identità tipologica del reato commesso nei termini stabiliti da tale disposizione rileva soltanto riferimento alle contravvenzioni e non si estende ai delitti, con la conseguenza che l’eventuale commissione di un delitto è sempre causa ostativa dell’estinzione del reato.

Si consideri, in proposito, che l’espressione “un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole”, contenuta nella norma di cui all’ art. 445, comma 2, C.p.P., deve essere interpretata tenuto conto del tenore letterale della stessa, nella quale la congiunzione “ovvero” circoscrive il significato delle parole esplicitate consecutivamente.

Ne consegue che l’estinzione del reato non opera quando la contravvenzione sia “della stessa indole” di quella precedentemente inflitta; mentre, tale limitazione non rileva nelle ipotesi di delitti, che costituiscono una causa ostativa dell’estinzione del reato, rilevando, in tal senso la identità di indole .

Corte di Cassazione Penale Sent. Sez. 1 Num. 25220 Anno 2016

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