Madonna del Divino amore. Opera di Raffaello Sanzio

Madonna del Divino amore

Madonna del Divino amore. Opera di Raffaello Sanzio

La Madonna del Divino amore è un dipinto (olio su tavola, cm 140×109) realizzato intorno al 1516 circa dal pittore urbinate Raffaello Sanzio, grande esponente del Rinascimento italiano, e attualmente conservato presso Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

La Madonna del Divino amore viene realizzata dal pittore urbinate durante il suo periodo romano (1516-1518) per Leonello Pio da Carpi, signore di Meldola, (Emilia-Romagna) e successivamente nel 1564 viene acquistata dal cardinale Alessandro Farnese il Giovane e rimane a lungo a Roma a Palazzo Farnese per poi confluire dopo il 1734 nella collezione Farnese del Museo di Capodimonte di Napoli con Carlo di Borbone. La tela è citata da Giorgio Vasari nell’opera “Vita di Raffaello” (1550).

L’opera in origine “Sacra Famiglia con santa Elisabetta e san Giovannino” prende il titolo di Madonna del Divino amore nel 1824 a seguito della litografia contenuta in una pubblicazione tedesca.

Il dipinto risente dell’influenza di Leonardo con riguardo alla struttura piramidale della composizione e raffigura la Madonna col Bambino in grembo, il piccolo San Giovannino che porge la croce astile a Gesù e Santa Elisabetta (mentre secondo alcuni critici si tratterebbe di Sant’Anna, la madre di Maria). Le figure si trovano all’esterno di una loggia e sono molto vicine tra loro dando luogo ad un intimo e divino colloquio. In primissimo piano è dipinto il dettaglio del pavimento in laterizio di epoca romana.

Sullo sfondo nell’ombra, all’interno della loggia, è raffigurato San Giuseppe, con l’aureola in testa e le braccia conserte, che osserva in disparte la scena principale. La figura statica del Santo rimanda alla scultura classica, mentre più in là all’interno di una finestra si intravede un paesaggio naturale con la Rocca di Meldola. 

Oggi l’opera è interamente attribuita alla mano di Raffaello Sanzio, e non ad allievi della sua bottega, in particolare Giovan Francesco Penni come si riteneva in passato. Infatti a partire dal restauro del 2012 si è evidenziato la presenza sulla sulla tavola di un disegno preparatorio certamente riconducibile al maestro urbinate.

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