Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca. Opera di Guido Cagnacci

Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca

Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca. Opera di Guido Cagnacci. Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca è un dipinto (olio su tela) realizzato nel 1645 circa dal pittore italiano di origini romagnole Guido Cagnacci, ed attualmente conservato presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Guido Cagnacci (Santarcangelo di Romagna, 19 Gennaio 1601 – Vienna, 1663) è stato uno dei più importanti pittori del barocco italiano, per lo più operante nel centro Italia. Nato nel lontano 1601 a Santarcangelo di Romagna, nella provincia di Rimini, Guido Cagnacci è stato più volte additato come singolare o meglio “strano” e la sua pittura è stata definita a tratti scandalosa e immorale. Poche notizie si hanno in merito alla sua formazione artistica, sembra che si sia formato presso Ludovico Carracci e più tardi presso Guido Reni e il Guercino, apprendendo le tecniche pittoriche a Bologna e a Roma.

Le sue opere sono spesso intrese di erotismo, incentrate su figure femminili del mito e della storia, in particolare il dipinto “La Morte di Cleopatra” (databile al 1660 circa), conservato a Milano presso la Pinacoteca di Brera; il dipinto raffigurante la Maddalena penitente (in estasi?), conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma; il dipinto Allegoria del Tempo (o della vita umana), conservato nella Lampronti Gallery.

Discriminato dalla società seicentesca anche per aver osato innamorarsi della giovane vedova Teodora Stivivi la quale apparteneva ad una famiglia nobile di Rimini, tanto da progettare una fuga con l’amata che si sarebbe dovuta concludere con le nozze, e criticato per la sua arte carica di alte dosi di sensualità e di erotismo che mette in evidenza le parti nude del corpo, tra oscenità e imbarazzo, Guido Cagnacci è stato rivalutato solo dalla critica moderna.

Il dipinto Giuditta consegna la testa di Oloferne alla fantesca raffigura l’eroina biblica in preghiera, con lo sguardo rivolto al cielo, mentre stringe tra le mani la testa del generale Oloferne. Si tratta del momento successivo all’uccisione e l’effetto drammatico della scena è accentuato da un forte gioco di chiaroscuri, derivanti dal caravaggismo di Artemisia Gentileschi che il pittore riminese ebbe modo di conoscere a Roma.

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