Informale: la dissoluzione della forma nell’informe

Il termine Informale viene coniato verso il 1950 dal critico francese Michel Tapié.

La corrente Informale nasce dall’esigenza di trasferire sulla tela le proprie ansie, le crisi di certezze causate dalla guerra e l’incapacità dell’uomo di controllare, attraverso la logica, i propri istinti distruttivi. Ciò porta gli artisti a ricercare, attraverso l’arte, i misteri e le profondità più recondite della natura umana.

Due le fondamentali valenze dell’ Informale: 1) la ricerca di autenticità nell’irrazionale come via di uscita dalla sfiducia dell’elemento razionale; 2) l’esigenza di attestare la volontà di esistere in quanto artista.

Sul piano formale vi è il rifiuto a rappresentare la realtà naturale e l’abbandono di ogni proposito mimetico. L’artista innesca un processo di dissoluzione della forma nell’informe. Ma cos’è la forma?

Nella logica delle cose, si esprime con “forma” tutto ciò che possiede un contorno per il quale un oggetto si differenzia dalla realtà circostante nella quale si identificano le sue caratteristiche visive. 

Ma Informale, ovvero contrario a qualsiasi forma, costituisce un determinante passo avanti nell’Astrattismo tracciandone sicuramente un significativo ampliamento concettuale. Anzi, una matrice base dalla quale attingere qualsiasi tipo di esperienza stilistica che va oltre l’immaginario astratto.

Pertanto, la corrente Informale è basilare e generativa per lo sviluppo di tutta l’arte contemporanea. 

Due le più importanti correnti dell’ Informale: quello gestuale e quello materico.

Ma occorre aggiungere anche due ulteriori segmenti: lo spazialismo e la pittura segnica.

Quello gestuale definito anche “Action Painting” è generato soprattutto dagli Stati Uniti e suo famoso rappresentante è Jackson Pollock il quale era solito spruzzare e far colare colori sulla tela senza l’intervento manuale diretto in modo da ottenere opere senza alcuna forma in un caos intrecciato di colorazioni vivaci senza alcun ordine razionale. L’esperienza artistica diventa così testimonianza dell’essere e dell’agire. Il tutto in un ottica precisa di estremo pessimismo esistenzialistico circa la realizzazione dell’uomo nel mondo.

L’ Informale prende dal Dadaismo il rifiuto per la cultura, dall’Espressionismo la becera violenza delle immagini e dal Surrealismo l’importanza dell’inconscio.

Difatti nell’ Informale il prodotto ottenuto non è il frutto di scelte consapevoli e formali ma, in forma automatica, una gestualità casuale di energie interiori.

Quasi la realizzazione di una performance dell’artista stesso in un tripudio di “body art”. Pertanto, l’opera d’arte a volte non è rappresentata dalla tela ma dalla gestualità dell’artista nel realizzarla. Oltre a Pollock, ricordiamo Willem de Kooning e Franz Kline.

Quello materico, che maggiormente si manifesta in Europa, deriva dalla polarità materia-forma, intesi la prima come magma informe delle energie primordiali e la seconda come organizzazione della materia in organismi superiori.

Questo contrasto materia-forma ha influenzato enormemente Michelangelo nelle sue sculture e Rodin per la scultorea riscoperta in chiave moderna.

Anche i pittori propongono opere i cui valori espressivi ed estetici sono rappresentati dai materiali stessi usati.

Il suo iniziatore è il pittore francese Jean Fautrier nello stesso anno in cui Pollock inventa l’Action Painting, cioè il 1943. Rifacendosi alle esperienze del cubismo in forma sintetica di Picasso e Braque ed alle ricerche surrealiste di Max Ernst fonde nei suoi quadri materiali plastici che emergono dando spessore e rilievo all’opera.

E’ la definitiva rottura del confine tra immagine bidimensionale e immagine plastica, non più classificabile come pittura o scultura.

Ai materiali usati come valore espressivo si rivolgono altri artisti europei tra i quali il francese Jean Dubuffet, lo spagnolo Antoni Tàpies e l’italiano Alberto Burri il quale emerge per la forza espressiva usando elementi poveri quali legni bruciati, sacchi di juta vecchi, plastica e lamiere.

Lo spazialismo si aggrega attorno a due artisti, Lucio Fontana ed il russo Marc Rothko naturalizzato americano.

Opere che mirano alla ricerca di altri risultati quali la spazialità nei buchi e tagli sulle tele del primo e nelle stesure di colore attraverso macchie di leggere variazioni tonali il secondo. Quindi, atmosfere immateriali e non terrene in spazi al di là della percezione naturale.

La pittura segnica è rappresentata dalla modifica in “segno senza contenuto” della forma assente nell’informale naturale.

E’ la ricerca di un nuovo alfabeto visivo, non concettuale, in cui è evidente la componente calligrafica.

Tra gli artisti ricordiamo l’italiano Giuseppe Caporossi, il francese Gorge Mathieu, i tedeschi Wols (Wolfgang Schultze) e Hans Hartung.

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