Civiltà antica. Poesia di Cesare Pavese

Civiltà antica Desiderio On ne Parole del politico Pudore Due sigarette Gente che c’ è stata Incontro Delta Dire due volte Casa in costruzione Marezzo Crisalide Pensieri di Deola Arsenio Il viandante Vasca Rientrando in città Fine dell'infanzia Noi non sappiamo quale sortiremo La parola della nonna La Gioconda Ho sostato talvolta nelle grotte La Ciociara La cena triste L'ordinamento dei beni e la morale Sulla porta Antico Inseguimento dell'estraneo La vecchia ubriaca A vortice s’abbatte Scapataggini Vorrei essere ciò Sul muro grafito Upupa Canto che amaviCiviltà antica

Certo il giorno non trema, a guardarlo. E le case
sono ferme, piantate ai selciati. Il martello
di quell’uomo seduto scalpiccia su un ciottolo
dentro il molle terriccio. Il ragazzo che scappa
al mattino, non sa che quell’uomo lavora,
e si ferma a guardarlo. Nessuno lavora per strada.

L’uomo siede nell’ombra, che cade dall’alto
di una casa, piú fresca che un’ombra di nube,
e non guarda ma tocca i suoi ciottoli assorto.
Il rumore dei ciottoli echeggia lontano
sul selciato velato dal sole. Ragazzi
non ce n’è per le strade. Il ragazzo è ben solo
e s’accorge che tutti sono uomini o donne
che non vedono quel che lui vede e trascorrono svelti.

Ma quell’uomo lavora. Il ragazzo lo guarda,
esitando al pensiero che un uomo lavori
sulla strada, seduto come fanno i pezzenti.
E anche gli altri che passano, paiono assorti
a finire qualcosa e nessuno si guarda
alle spalle o dinanzi, lungo tutta la strada.
Se la strada è di tutti, bisogna goderla
senza fare nient’altro, guardandosi intorno,
ora all’ombra ora al sole, nel fresco leggero.

Ogni via si spalanca che pare una porta,
ma nessuno l’infila. Quell’uomo seduto
non s’accorge nemmeno, come fosse un pezzente,
della gente che viene e che va, nel mattino.

(Civiltà antica poesia di Cesare Pavese tratta dalla sezione “Città in campagna“, in Lavorare stanca, anno 1936).

 Lavorare Stanca ” è una raccolta di poesie di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 Settembre 1908 – Torino, 27 Agosto 1950) pubblicate nel 1936 a Firenze, che quasi ponendosi in profonda contraddizione con lo stile ermetico e complesso proprio di quel periodo, si caratterizza come poesia – racconto.

La raccolta poetica si suddivide in sei sezione: Antenati (I mari del Sud; AntenatiPaesaggio I; Gente spaesataIl dio caprone; Paesaggio II; Il figlio della vedova; Luna d’agosto; Gente che c’è stata; Paesaggio III; La notte), Dopo (IncontroMania di solitudine; Rivelazione; Mattino; Estate; Notturno; Agonia; Paesaggio VII; Donne appassionate; Terre bruciate; Tolleranza; La puttana contadina; Pensieri di Deola; Due sigarette; Dopo) , Città in campagna, (Il tempo passaGente che non capisceCasa in costruzione; Città in campagna; Atavismo; Avventure; Civiltà antica; Ulisse; Disciplina; Paesaggio V; Indisciplina; Ritratto d’autore; Grappa a settembre; Balletto; Paternità; Atlantic Oil; Crepuscolo di sabbiatoriIl carrettiere; Lavorare stancaMaternità“ (Una stagionePiaceri notturniLa cena triste; Paesaggio IV; Un ricordo; La voceMaternitàLa moglie del barcaioloLa vecchia ubriacaPaesaggio VIII), Legna verde (Esterno; Fumatori di carta; Una generazione; Rivolta; Legna verde; Poggio Reale; Parole del politico) e Paternità (Mediterranea; Paesaggio VI; Mito; Il paradiso sui tetti; Semplicità; L’istinto; PaternitàLo steddazzu); Appendice (Il mestiere di poeta; A proposito di certe poesie non ancora scritte).

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