Il Contrassegno SIAE: natura giuridica e giurisdizione

il contrassegno Secondo la definizione data dalla Corte di Giustizia nella sentenza dell’8 novembre 2007, il contrassegno “costituisce una specificazione tecnica ai sensi dell’art. 1, punto 3, della direttiva 98/34, poiché rientra nelle prescrizioni applicabili ai prodotti considerati per quanto riguarda la marcatura e l’etichettatura”.

Pertanto, dal momento che l’osservanza di detta specificazione è obbligatoria de iure per la commercializzazione dei prodotti, la specificazione in parola costituisce una “regola tecnica” ai sensi dell’art. 1, punto 11, primo comma, della direttiva in questione.

Infatti, a norma di tale disposizione la “regola tecnica” è una specificazione tecnica o altro requisito o una regola relativa ai servizi, comprese le disposizioni amministrative che ad esse si applicano, la cui osservanza è obbligatoria, de jure o de facto, per la commercializzazione, la prestazione di servizi, lo stabilimento di un fornitore di servizi o l’utilizzo degli stessi in uno Stato membro o in una parte importante di esso, nonché, fatte salve quelle di cui all’articolo 10, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l’importazione, la commercializzazione o l’utilizzo di un prodotto oppure la prestazione o l’utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi.

Il contrassegno ha la funzione di autenticare il prodotto ai fini della sua commercializzazione, in modo da garantire il consumatore, attraverso uno strumento di immediata verificabilità, che il prodotto acquistato è legittimo e non un c.d. “prodotto pirata”.

Si tratta di una funzione pubblica a vantaggio della collettività e non del richiedente che ne sopporta il costo: il che spiega l’obbligatorietà ex lege del contrassegno e la sanzione penale per l’ipotesi della mancata apposizione del medesimo sul prodotto (art. 171 -ter, lettera d), L. n. 633 del 1941, come modificata dall’art.26, D.Lgs. n. 68 del 2003).

Il costo è posto a carico del richiedente al di fuori di uno schema sinallagmatico e assume i connotati di una imposta di scopo, destinata a finanziare la spesa per l’esercizio della specifica attività di controllo affidata alla SIAE.

Se ne deduce, secondo le indicazioni della giurisprudenza della Corte Costituzionale, che il contrassegno SIAE ha natura tributaria: “doverosità della prestazione e collegamento di questa alla pubblica spesa con riferimento a un presupposto economicamente rilevante”.

Doverosità della prestazione: chi intenda commercializzare un “supporto contenente programmi per elaboratore o multimediali” o un “supporto contenente suoni, voci o immagini in movimento, che reca la fissazione di opere o di parte di opere”, “dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia”, deve richiedere il rilascio del contrassegno pagandone il relativo costo (nella misura “fissa” stabilita con DPCM e, quindi, non commisurato al costo del servizio reso od al valore della prestazione erogata), senza avere alcuna possibilità di scelta in ordine alla prestazione.

Il collegamento della prestazione imposta alla spesa pubblica riferita a un presupposto economicamente rilevante. Il presupposto, nella specie, è costituito dalla legittima utilizzazione a fini di lucro e commercializzazione dei supporti che recano la fissazione delle opere dell’ingegno di carattere creativo. La spesa pubblica è quella necessaria per l’esercizio dell’attività di controllo sul commercio dei supporti in questione, in funzione di tutela della pubblica fede e come mezzo per combattere la pirateria nella riproduzione e utilizzazione delle opere dell’ingegno: tale attività è svolta per legge e in regime di monopolio dalla SIAE, la quale trae (anche) dalla riscossione della prestazione pecuniaria collegata al contrassegno i mezzi finanziari necessari per la tutela del consumatore e il contrasto alla pirateria.

La natura tributaria del contrassegno comporta l’attribuzione delle controversie relative alla giurisdizione del giudice tributario, alla quale, infatti, appartengono “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati”.

Corte di Cassazione Civile Ord. Sez. U Num. 1780 Anno 2011

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