Mosè. Opera di Michelangelo Buonarroti

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Mosè. Opera di Michelangelo Buonarroti

Il “Mosè” è una imponente e maestosa scultura in marmo realizzata da Michelangelo Buonarroti tra il 1513 e il 1515 circa e completata nel 1545, oggi conservata presso la Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma.

Il “Mosè” che impegna il più grande scultore e pittore del Rinascimento italiano con un lavoro di circa quarant’anni, far parte di un complesso statuario, nell’ambito del progetto architettonico e scultoreo per la Tomba di Giulio II.

La realizzazione del complesso architettonico e scultoreo risulta lunga, ardua e complicata, accompagnata da una serie di modifiche avvenute nel corso degli anni.

La commissione dell’opera viene conferita dal Papa Giulio II (Giuliano della Rovere) allo scultore nel 1505 e rientra nel suo ambizioso programma politico e nei suoi progetti di rinnovazione e ristrutturazione della città di Roma ( tra cui la realizzazione di Via Giulia affidata dal papa nel 1508 all’architetto Donato Bramante).

In origine, si prevede un complesso scultoreo a base rettangolare e a forma piramidale che doveva essere collocato nella Basilica di San Pietro in Vaticano, con una serie di statue, circa quaranta, tra cui il Mosè e San Paolo, oltre alle personificazioni della Vita attiva e della Vita contemplativa.

Ma mentre Michelangelo Buonarroti parte alla volta delle cave di Carrara per la scelta dei marmi migliori, le motivazioni di Papa Giulio II si affievoliscono, grazie anche alla concorrenza dei diversi artisti che lavorano alla corte papale.

Il progetto iniziale viene per un periodo abbandonato e viene ripreso alla morte del papa nel 1513 con una serie di accordi tra Michelangelo e gli eredi Della Rovere che si protraggono fino al 1542 con completamento dell’opera nel 1545.

Il complesso monumentale da collocarsi presso la Basilica di San Pietro in Vincoli, viene addossato ad una parete con le statue situate nella parte basse:  il Mosè al centro, appare seduto, con in mano le tavole della Legge. Il viso, con una folta barba, è rivolto verso sinistra, lo sguardo è austero.

Diversi sono gli esempi dai quali Michelangelo ha tratto ispirazione, in particolare il Torso Belvedere dello scultore ateniese Apollonio, conservato nel Museo Pio-Clementino, all’interno dei Musei Vaticani e il  Profeta Isaia, affresco di Raffaello Sanzio conservato nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma e, in particolare la scultura in marmo di “San Giovanni Evangelista” di Donatello custodita nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.

Sulla parte destra del Mosè vi è la statua della “Rachele” mentre sulla parte sinistra troviamo la “Lia” simboleggianti rispettivamente la vita contemplativa e la vita attiva.

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