Un’altra risorta

Un'altra risorta Sventatezza Partenza Flussi Immutabilità del carattere Non con un bastone si spezza il cuore Tra amici So l’ora in cui la faccia più impassibile Là fuoresce il Tritone Viaggiando Non chiederci la parola che squadri da ogni lato Ma dove cercare la tomba Pensiero fisso Epigramma I limoni Godi se il vento ch’entra nel pomario Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale Senza baci Ad un amico che non mi scriveva da un pezzo Penso talora Un innamorato Se non avessi visto In esilio Fantasticando A Flora Senza baci La Rivelazione L'istinto Dama poeta L'istinto Amore Come vorrei l'amore Confidenze Si dice L’antico pianto Rondine biondaUn’altra risorta

Solo, errando così come chi erra
senza meta, un po’ triste, a passi stanchi,
udivo un passo frettoloso ai fianchi;
poi l’ombra apparve, e la conobbi in terra….
Tremante a guisa d’uom ch’aspetta guerra,
mi volsi e vidi i suoi capelli: bianchi.

Ma fu l’incontro mesto, e non amaro.
Proseguimmo tra Toro delle acace
del Valentino, camminando a paro.
Ella parlava, tenera, loquace,
del passato, di sè, della sua pace,
del futuro, di me, del giorno chiaro.

«Che bel Novembre! È come una menzogna
primaverile! E Lei, compagno inerte,
se ne va solo per le vie deserte,
col trasognato viso di chi sogna….
Fare bisogna. Vivere bisogna
la bella vita dalle mille offerte.»

«Le mille offerte…. Oh! vana fantasia!
Solo in disparte dalla molta gente,
ritrovo i sogni e le mie fedi spente,
solo in disparte l’anima s’oblia….
Vivo in campagna, con una prozia,
la madre inferma ed uno zio demente.

Sono felice. La mia vita è tanto
pari al mio sogno; il sogno che non varia
vivere in una villa solitaria,
senza passato più, senza rimpianto:
appartenersi, meditare…. Canto
l’esilio e la rinuncia volontaria.»

«Ah! lasci la rinuncia che non dico,
lasci l’esilio a me, lasci l’oblìo
a me che rassegnata già m’avvio
prigioniera del Tempo, del nemico….
Dove Lei sale c’è la luce, amico!
Dov’io scendo c’è l’ombra, amico mio!…»

Ed era lei che mi parlava, quella
che risorgeva dal passato eterno
sulle tepide soglie dell’inverno?…
La quarantina la faceva bella,
diversamente bella: una sorella
buona, dall’occhio tenero materno.

Tacevo, preso dalla grazia immensa
di quel profilo forte che m’adesca;
tra il cupo argento della chioma densa
ella appariva giovenile e fresca
come una deità settecentesca….
«Amico neghittoso, a che mai pensa?»

«Penso al Petrarca che raggiunto fu
per via, da Laura, com’io son da Lei….»
Sorrise, rise discoprendo i bei
denti…. «Che Laura in fior di gioventù!…
Irriverente!… Pensi invece ai miei
capelli grigi…. Non mi tingo più.»

 

Guido Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un celebre poeta e scrittore italiano del XX secolo, annoverato tra i principali protagonisti del cosiddetto crepuscolarismo. La poetica crepuscolare di Guido Gozzano, espressa per lo più attraverso la prosa, si contraddistingue per un audace sentimento tra malinconia ed inquietudine. Il mondo da lui descritto è quello provinciale, piccolo-borghese, rappresentato tra uno stile romantico e una sagace ironia che induce alla critica. Famosa è la sua vicinanza, non solo poetica e letteraria, alla famosa scrittrice e poetessa Amalia Guglielminetti, con la quale ha una intensa quanto tormentata relazione amorosa.

Le sue raccolte poetiche più importanti sono La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911) che contiene una delle sue poesie più note “La signorina Felicità”.

I Colloqui contiene ventiquattro componimenti poetici ed è suddivisa in tre parti: Il giovenile errore, Alle soglie, Il reduce.

Il giovenile errore

I colloqui
L’ultima infedeltà
Le due strade
Elogio degli amori ancillari
Il gioco del silenzio
Il buon compagno
Invernale
L’assenza
Convito

Alle soglie

Alle soglie
Il più atto
Salvezza
Paolo e Virginia. I figli dell’infortunio
La signorina Felicita ovvero la Felicità
L’amica di nonna Speranza
Cocotte

Il reduce

Totò Merùmeni
Una risorta
Un’altra risorta
L’onesto rifiuto
Torino
In casa del sopravvissuto
Pioggia d’agosto
I colloqui

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