II cavallo morto. Opera di Giovanni Fattori

II cavallo morto macchiaioli

II cavallo morto. Opera di Giovanni Fattori

II cavallo morto” è un dipinto (olio su tavola, cm 62×107) realizzato nell’anno 1903 dal pittore livornese Giovanni Fattori, conservato presso Collezione privata.

Giovanni Fattori, (Livorno, 6 Settembre 1825 – Firenze, 30 Agosto 1908) viene considerato tra i più rinomati pittori italiani dell’Ottocento e unitamente a Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Gerolamo Induno, Odoardo Borrani, Serafino De Tivoli frequenta a partire dal 1855 il Caffè Michelangiolo di Firenze dando vita al c.d. movimento artistico e culturale dei “Macchiaioli“.

In tale contesto si sviluppa la tecnica della macchia: la pittura rivive sotto forma di macchie di colore dalle tonalità chiare e scure, accostate o sovrapposte le une alle altre, ponendosi in netto contrasto con lo stile accademico tradizionale. Inoltre l’abolizione del tradizionale chiaro-scuro fa sì che l’accostamento tra colori – luce e colori – ombra è idonea a creare una grande resa atmosferica molto suggestiva.

Le opere di Giovanni Fattori sono incentrate sulla riproduzione di soggetti appartenenti alla realtà quotidiana, come la dura vita contadina, gli animali (in particolare i buoi e i cavalli), i paesaggi, la Maremma toscana, i campi di battaglia, e la vita militare attraverso una pittura rigorosamente eseguita dal vero.

Con il dipinto “II cavallo morto” Giovanni Fattori mostra sulla tela la tristezza e la disperazione di un contadino dinanzi al corpo senza vita del suo cavallo: una perdita non solo sotto il profilo affettivo ma anche sotto il profilo produttivo ed economico, in quanto l’animale è spesso il mezzo indispensabile del lavoro nei campi.

Sulla strada deserta, costeggiata da campi gialli di grano, il cavallo è accasciato al suolo, ormai privo di vita, forse sfinito dal duro lavoro nei campi; accanto all’animale è raffigurato il contadino,  il quale, ormai vecchio con la lunga barba bianca e con il capo e lo sguardo verso il basso, nel pieno dello sconforto regge ancora tra le mani  le redini e la frusta. La sua disperazione viene enfatizzata da un cielo carico di nubi, dalle tonalità scure e cupe in lontananza, che annuncia l’arrivo di un temporale e la completa desolazione intorno alla strada che sottolinea la completa assenza di vita.

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