Poggio Reale. Poesia di Cesare Pavese

Poggio Reale Una carità Un rancore La libertà Un frutto Le essenze Cose maliose Mollezze I vinti Paesaggio IVPoggio Reale

Una breve finestra nel cielo tranquillo
calma il cuore; qualcuno c’è morto contento.
Fuori, sono le piante e le nubi, la terra
e anche il cielo. Ne giunge quassú il mormorio:
i clamori di tutta la vita.

La vuota finestra
non rivela che, sotto le piante, ci sono colline
e che un fiume serpeggia lontano, scoperto.
L’acqua è limpida come il respiro del vento,
ma nessuno ci bada.

Compare una nube
soda e bianca, che indugia, nel quadrato del cielo.
Scorge case stupite e colline, ogni cosa
che traspare nell’aria, vede uccelli smarriti
scivolare nell’aria. Viandanti tranquilli
vanno lungo quel fiume e nessuno s’accorge
della piccola nube.

Ora è vuoto l’azzurro
nella breve finestra: vi piomba lo strido
di un uccello, che spezza il brusio. Quella nube
forse tocca le piante o discende nel fiume.
L’uomo steso nel prato dovrebbe sentirla
nel respiro dell’erba. Ma non muove lo sguardo,
l’erba sola si muove. Dev’essere morto.

(Poggio Reale poesia di Cesare Pavese tratta dalla sezione “Legna verde“, in Lavorare stanca, anno 1936).

 Lavorare Stanca ” è una raccolta di poesie di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 Settembre 1908 – Torino, 27 Agosto 1950) pubblicate nel 1936 a Firenze, che quasi ponendosi in profonda contraddizione con lo stile ermetico e complesso proprio di quel periodo, si caratterizza come poesia – racconto.

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